Patti Smith, discorso ai giovani

Se devo pensare a un'artista che sento vicina, questa è Patti Smith. Quando l'ho scoperta ero piccolissima e mi innamorai perdutamente delle sue parole della sua fisicità, della sua musica. La sua bellezza, il suo fascino, non sono capiti da tutti perché non è convenzionale, non è una donna ordinaria e il suo vissuto tragico e altalenante la rende un faro in mezzo alla nebbia. Recentemente ho scoperto questo suo discorso ai giovani, agli adulti, alle persone e ho pensato di tradurlo in italiano.

Uno scrittore o qualsiasi artista non deve aspettarsi d'essere seguito dalla gente, io ho fatto dischi pensando che non li avrebbe ascoltati nessuno, insomma magari uno scrive un libro di poesie che hanno letto 50 persone ma continua a scrivere perché ha bisogno di farlo, è la sua vocazione, detto questo, è bellissimo essere seguiti dalla gente. Qualcuno una volta mi ha detto "non credi che tutto questo successo rovini la tua arte, sai se tu vuoi essere una punk rocker tu non dovresti fare Hit"  io gli ho risposto "fottiti". Sai, se uno lavora per comunicare con la gente, più riesce a raggiungerne, meglio è. Non si può fare un mestiere e dire "voglio solo la gente Cool", io voglio che più persone siano trasportante o magari ispirate da quello che faccio.
Quando ero molto giovane e non avevo nè soldi nè nient'altro, William Burroghs mi disse:
Costruisci un buon nome e mantienilo pulito, non fare compromessi e non pensare ai soldi o al successo, preoccupati di fare un buon lavoro e fai le scelte giuste. Proteggi il tuo lavoro e se costruirai una buon nome, lui ti ripagherà.
Ricordo che quando mi disse questa cosa gli risposi "Si William ma il mio nome e Smith...", sto scherzando, comunque.. essere artista anzi essere un essere umano in questo momento storico è molto difficile. Bisogna vivere la vita cercando di rimanere sani e il più possibile felici, facendo ciò che si vuole realmente fare
Se ciò che vuoi è avere figli, se tu vuoi cucinare, se vuoi vivere in mezzo agli alberi, lottare per la salvaguardia del pianeta o magari scrivere per i detective shows, insomma non importa, ciò che realmente conta  è sapere cosa vuoi e cercare di farlo, capisci però che sarà difficile, perchè la vita è così. Perderai le persone che ami, soffrirai di crepacuore, talvolta starai male, altre volte avrai un terribile mal di denti o sarai fuorioso ma avrai comunque bellissime esperienze, talvolta solo il cielo azzurro, altre volte un lavoro che ti farà sentire bene o qualcuno da amare, i tuoi figli..
Ci sono cose bellissime nella vita, quindi quando stai soffrendo sappi che la cosa è parte del pacchetto. Pensaci bene, noi siamo nati e tutti dobbiamo morire, tutti sappiamo questa cosa; quindi ha perfettamente senso che saremo molto felici ma anche che le cose andranno a farsi fottere, cavalca l'onda, è come un enorme montagna russa. La vita non sarà mai perfetta, ma tu avrai momenti perfetti e altri no ma ne vale la pena, credimi.
Son sicura che ogni generazione dirà che il proprio tempo è stato il migliore e il peggiore, ma credo che in questo preciso momento noi siamo una cosa diversa da tutto ciò che ho vissuto prima. Questi sono tempi pioneristici perchè non esiste nessun momento nel corso della storia simile a questo che è unico non perchè abbiamo artisti come quelli del rinascimento ma per la gente, questo è il momento delle persone. 
La tecnologia ha realmente reso democratica l'espressione dell'individuo, le persone fanno i propri dischi, scrivono le loro canzoni, tutti possono farlo. Tutti possono postare una poesia su internet e condividerla con altre persone. Tutti hanno accesso all'informazione molto più che in passato. Ci sono possibilità impressionanti per ribaltare i governi e le corporazioni che vogliono comandare il mondo perchè possiamo essere uniti grazie alla tecnologia. Stiamo ancora assimilando la cosa, questo mezzo tecnologico che abbiamo ma la verità è che le persone continuano ad avere il potere, più che mai.
Stiamo attraversando questa sorta di dolorosa adolescenza, di nuovo."Cosa fare con questa tecnologia, cosa fare con il nostro mondo, chi siamo noi?" La cosa è contemporaneamente eccitante. Tutti i giovani di oggi, le nuove generazioni, sono pioniere di un nuovo tempo, quindi ciò che posso dire loro è: 
Siate forti, cercate di divertirvi, rimanete puliti e sani perché abbiamo un sacco di cambiamenti da mettere in opera. Siate felici.
Patti Smith 
fonte: Stereorama

 

La grande bugia sull'inquinamento

Ancora una volta siamo di fronte alla grande bugia sull'inquinamento.
Città e Comuni invitano la gente a stare in casa, come in guerra, e fanno chiudere le pizzerie col forno a legna per via delle polveri sottili (davvero il problema sono i forni a legna?) per tacere il solito incompetente lassismo delle istituzioni rispetto ai veri grandi motori d'inquinamento presenti nel territorio. Eppure si sa da molto tempo qual è (qual'è) il problema: le grosse industrie, se escludiamo il complicato discorso sulle polveri sottili, le cause sono le industrie agroalimentari in primis. La scelta è: continuiamo con questo sistema industriale e a raccontarci la Grande Bugia dello sviluppo compatibile oppure capiamo che bisogna cambiare sistema, consumare meno, cambiare comportamenti, desiderare meno?

Nemmeno le grandi associazioni ambientaliste, nemmeno Green Peace, come viene denunciato nel bel film Cowspiracy, puntano l'indice contro gli allevamenti intensivi, che sono la PRIMA causa mondiale dell'inquinamento, molto più dei trasporti, aerei compresi, molto più del riscaldamento domestico, e moltissimo di più, ovviamente, che tutte le pizzerie con forno a legna del mondo.

Gli allevamenti intensivi di bovini, a causa dell'enorme richiesta di un'umanità che in 50 anni ha modificato completamente le proprie abitudini alimentari (una volta la carne si mangiava la domenica, quando c'era), stanno occupando un'enorme quantità di terreno e nemmeno l'alternativa dell'alimentazione (più sana) ad erba è praticabile: servirebbe metà del pianeta solo per i bovini. Negli allevamenti intensivi gli animali vengono trattati ad antibiotici anche quando sono sani, per produrre un chilo di carne serve una quantità enorme di acqua e cereali, uno spreco enorme, oltre che un danno ambientale che è sotto gli occhi di tutti. L'allevamento intensivo di animali da macello è anche la PRIMA causa del disboscamentodelle foreste amazzoniche.

Perché dunque Green Peace, con le bravate dei suoi pirati dei Caraibi non denuncia tutto questo? Semplice: le associazioni ambientaliste devono fare iscritti, campano di quote associative, e chi ti paga la quota se tu gli dici: "devi cambiare vita"? Si, perché con tutti i blocchi di traffico è chiaro a tutti che il problema non si risolve e che l'inquinamento aumenta. Questo perché c'è una grossa nube nera al di sopra di tutti i nostri temporali quotidiani, e facciamo finta di non vederla.
La FAO, nel 2006, ha pubblicato un dossier intitolato: "Livestock's long shadow" (la lunga ombra degli allevamenti intensivi) in cui si afferma che, in base ai calcoli effettuati, il 51% di anidride carbonica, metano e protossido d'azoto è emesso dagli allevamenti contro il 14% determinato da attività di trasporto via terra, acqua e mare.

Ecco alcune dichiarazioni:
« L'allevamento bovino americano è responsabile di circa un terzo dell'azoto e del fosforo che si riversa nelle acque dolci del paese. (Fonte: FAO, 2006) »
« Certi grandi allevamenti producono più rifiuti grezzi della popolazione umana di una grande città americana. (Fonte: US Government Accountability Office, 2008) »
« L'allevamento del bestiame è responsabile di oltre il 60% delle nostre emissioni globali di ammoniaca. (Fonte: FAO, 2006)»
« Il liquame di maiale è 75 volte più inquinante dei liquami domestici grezzi. (Fonte: Archer, 1992) »

È chiaro che a dire alla gente che le scoregge dei bovini creano più inquinamento delle fabbriche si rischia anche di non essere presi sul serio. Ma è proprio così che vanno le cose. E gli allevamenti di pesce creano gli stessi danni, teniamo presente che per ogni chilo di pesce pescato ci sono almeno tre chili di altri pesci non utilizzati. Gli allevamenti in mare uccidono la biodiversità marina, lo sfruttamento intensivo rovina i fondali. Questo non significa che tutti i passi fatti nel campo dei carburanti e del consumo domestico non abbiano senso, o che occorra concentrarsi su una forma di inquinamento ignorando le altre, ma vorrei che le associazioni ambientaliste che rompono i coglioni sul led del televisore, se ne ricordassero anche quando i comuni premiano le migliori luminarie di Natale o quando qualche azienda s'inventa simpatiche cazzate da 10.000 watt. Se abbiamo abbracciato la droga del consumo, dobbiamo accettarne la tossicità acriticamente, oppure tocca cominciare a pensare.

Natalino Balasso

fonte: https://www.facebook.com/natalinobalasz/posts/1140043396013813?fref=nf&pnref=story&__mref=message_bubble

 

 

 

Risultati immagini per penna calamaio

 NATURA SELVAGGIA

“La natura selvaggia è un bisogno spirituale che ognuno di noi si porta dentro e che va dal semplice amore per il bello al preponderante bisogno di solitudine che sentono alcuni. E’ il senso di fastidio che proviamo in natura di fronte all’opera dell’uomo, anche quando quest’opera è minima o ha fini di conservazione o di studio. La natura selvaggia è acqua libera di scorrere, di erodere, di gonfiarsi e straripare; è la libertà di volare e di correre degli animali; sono gli orizzonti intatti di montagne o di piatte paludi; è l’immensità del cielo su un panorama d’erba; è il silenzio della natura e lo scrosciare d’acque nelle valli montane; l’urlo del temporale nella foresta; il sibilo della bufera e il boato pauroso della valanga; il lento volo dell’aquila che annulla lo spazio tra le montagne; è il gioco delle onde sulle scogliera. La natura selvaggia è girare attorno lo sguardo e non vedere segno d’uomo; è ascoltare e non udire rumori d’uomo”. Franco Zunino (1980)

Risultati immagini per penna calamaio

 Le sette piaghe del capitalismo

 Per poter comprendere bene la realtà è necessario fare spesso quello di cui nessuno vuol più sentir parlare: cioè un esame di coscienza.

Questo implica avere ancora una coscienza che ha come suo punto costante di riferimento la legge morale: essa infatti fa discriminazione tra le cose che si possono e si devono fare sempre e quelle che, al contrario, non si devono mai fare.

In ultima analisi questa svolge la funzione di freno inibitorio e permette un rapporto corretto e ottimale con gli altri da sé.

Il denaro è sempre stato un forte polo di attrazione per l’uomo: esercita un fascino ineluttabile che inebria, ma che può anche diventare estremamente pericoloso se esso diventa il solo ed unico scopo dell’esistenza.

Giustamente il saggio dice che esso è un buon servo ma un cattivo padrone.

Viene esaltato dai materialisti, dagli edonisti come mezzo per il raggiungimento di fini che soddisfino l’uomo, ma diciamocelo francamente, essi spesso sono laidi ed inconfessabili. Si presentano sotto la turpe veste di vizi che diventano distruttivi della persona annullandone la parte più nobile e dando, nei confronti dell’individuo da una parte assuefazione, dall’altra un sempre maggior grado di insoddisfazione.

Denaro sterco del diavolo, o dono di Dio?

In sé esso non è intrinsecamente perverso, è l’uso che l’uomo ne fa che lo rende tale.

Una condizione, quella dell’uomo, di fatica, di miseria, spesso di fame: dopo che Adamo ed Eva ebbero mangiato il frutto proibito Dio disse all’uomo:

“ Ora per causa tua la terra sarà maledetta.

Con fatica ne ricaverai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Ti procurerai il pane con il sudore del tuo volto finché non tornerai alla terra, dalla quale sei stato tratto: perché ti sei polvere ed in polvere tornerai!”

Ed alla donna disse:

“Moltiplicherò la sofferenza delle tue gravidanze e tu partorirai i figli con dolore. Eppure il tuo istinto ti spingerà verso il tuo uomo, ma egli ti dominerà!”

Si narra che Dio nella sua infinita misericordia ebbe pietà della condizione umana così dura, così sempre in perenne conflitto contro tutto e tutti e così sempre concentrata nello sforzo di sopravvivere.

Quindi per poter aiutare i suoi figli nonostante la loro disobbedienza e infedeltà a vivere meglio ed a dedicare più tempo a Lui, si degnò di dare a Mosè, prima che questi conducesse il suo popolo prediletto nella terra promessa, anche un qualcosa che potesse cambiare la sua meschina sorte materiale, in attesa di donargli il riscatto dal peccato con la venuta di suo Figlio.

Scrive il Professor Francesco Cianciarelli:[1]

 

“Sulla frontiera della terra Promessa Mosè rivelò al popolo di Dio un Precetto segreto della “Potenza e della Bontà. Dio per bocca di Mosè ordinò di tramandare questo precetto affidandolo solo alla parola ed alla tradizione con l’obbligo di trasmetterlo alle generazioni future. Dice Mosè: «Oggi il cielo e la terra mi sono testimoni vi propongo la scelta tra vita e morte, tra benedizione e maledizione, scegliete dunque la vita, così voi ed i vostri discendenti potrete vivere! Questo sarà possibile se amerete il signore Dio vostro, se gli darete ascolto e gli resterete fedeli. Solo Lui vi dà la vita e tanti anni per abitare sulla terra, che ha promesso di dare ai vostri padri.»[2]

Questo “precetto” deve essere posto al servizio del Creato. Esso non può rimanere occulto e monopolizzato da pochi, i quali se ne servono per farsene un’arma per conseguire una spaventosa tirannide sull’opera di Dio. Non deve essere subordinato all’avidità, all’orgoglio dell’uomo e delle nazioni. Chi lo usa deve subordinarsi ad un atteggiamento di “fraternità e di carità” ad un precetto universale di amore. Questa è la sostanza di quello che Mosè dice.”  

Ma come al solito l’avidità umana, l’egoismo, la brama di materialità ed il delirio di potenza ebbero il sopravvento e la moneta divenne mezzo di oppressione, di usura, di riduzione allo stato di schiavitù.

Oggi il denaro ed i suoi orpelli vistosi si sono imposti con forza soprattutto dopo gli anni novanta del XX secolo.

Proprio in questo periodo una ristrettissima casta di speculatori, faccendieri, maneggioni ha visto il proprio patrimonio e le proprie entrate toccare livelli mai raggiunti prima in nessuna epoca.

Di pari passo si andava formando una sempre crescente area di povertà, aumentava il numero dei disoccupati, crescevano coloro che erano costretti a migrare, ed il numero dei lavoratori a tempo determinato o titolari di un contratto di lavoro a termine brevissimo.

Il tanto osannato Adam Smith parlando del denaro affermava che al di là di poter fornire alle persone una casa in cui vivere decentemente e procurare una quantità di cibo sufficiente per la sopravvivenza, il denaro, in se stesso, non ha alcuna utilità pratica.

Cosa davvero singolare questa affermazione minimalista fatta da uno di quei numi tutelari intoccabili e infallibili di quei “liberisti ad oltranza” che dettano oggi le regole per una buona gestione dell’economia!

Non dobbiamo però dimenticare che essendo vissuto in pieno XVIII secolo è sicuramente influenzato da un tipo di società e di economia molto “arcadiche”.

In effetti, a ben pensarci l’accumulazione maniacale del denaro non ha assolutamente come fine comperare prodotti o servizi, ma ha soltanto quello di suscitare l’ammirazione o meglio l’invidia degli altri.

La ricchezza permette solo di sembrare ricchi.

Come un’epidemia contagiosa ed in rapidissima espansione il denaro è uscito dall’ambito del sistema politico ed economico dei paesi occidentali per infettare i così detti paesi emergenti e ovviamente anche tutti i paesi dell’ex area comunista ed in modo speciale le due nazioni guida di quest’area la Russia e la Cina.

In Russia una cricca di avidi e rapaci cleptocrati si è praticamente impossessata di un’economia che fino a quel momento era stata piuttosto statica ed anche abbastanza obsoleta in quanto a prodotti ed a sistemi tecnologici di produzione. Tuttavia essa produceva un PIL notevole e dava lavoro a milioni di persone.

Essi sono diventati all’improvviso miliardari, non si sa bene usando quali capitali per impossessarsi delle vecchie aziende di stato più potenzialmente redditizie. Così facendo la nuova iper classe ha sparso il surplus di ricchezza intorno a sé creando una tribù di piccoli oligarchi pieni di rubli.

In Cina i dirigenti del PCC hanno aperto i cordoni della borsa ad una casta di ex quadri del partito riconvertitisi a livello finanziario o industriale e che rapidamente si sono arricchiti e sono diventati compratori insaziabili di prodotti di lusso da ostentare per crearsi un’immagine di successo e di potenza.

Queste colossali fortune accumulate da finanzieri, da industriali, o da semplici uomini di affari hanno cambiato e ridefinito del tutto la scala dei valori della società.

La nuova aristocrazia è diventata quella del denaro: e se prima la società aveva come punti di riferimento il livello di educazione, o quello professionale di un individuo che creavano distinzione, prestigio ora tutto si è catalizzato intorno al denaro: più uno ne ha, più vale!

I nuovi arrivati grazie a queste fortune improvvise hanno cominciato ad acquistare alla rinfusa squadre di calcio, o chalet in rinomate località di villeggiatura montana, immobili du pregio a Londra, yachts grandi come transatlantici spendendo per ognuna di queste cose decine di milioni di euro. Inevitabile finire sulle prime pagine dei tabloid popolari e di gossip; insomma i miliardari hanno rimpiazzato i migliori e più brillanti al vertice della piramide sociale: piramide che è ormai è solo fatta di denaro.

Quelli che “possono meno” magari si accontentano di spendere centinaia di migliaia di euro che so per il matrimonio di una figlia che dalla Cina va a farsi le foto ricordo delle nozze in Australia: in fondo ci si sposa una volta sola. O forse no?

Una volta assodato che esisteva la possibilità di diventare miliardari, ciò era possibile non soltanto a coloro che arrivano a questo traguardo grazie alla loro audacia, alla capacità imprenditoriale, o al senso degli affari, ma come sempre avviene, anche a tutta una serie di furbi che per scalare la cima della piramide, ricorrono a scorciatoie o a mezzi non ortodossi.

Basta essere ben introdotti nell’apparato di governo dello stato, oppure accodarsi a reti affaristiche che fanno un uso frequente di corruzione, o dell’arma del ricatto nei confronti dei corrotti. Questo con l’assoluta sicurezza che una volta acquistate fortune piccole o grandi che siano, il loro possesso sarà in grado di cancellare i crimini ed i soprusi posti in essere per conquistarle. La quantità di denaro accumulato è capace di ricostruire una verginità ed una rispettabilità a chiunque sia stato capace di procurarselo:insomma pecunia non olet e diventa ricco, fai pipì a letto e tutti diranno che hai sudato!

La nuova ricca borghesia e la iper class mondiale hanno un approccio cinico con la ricchezza, machiavellisticamente poco importa quali siano stati i mezzi adoperati per ottenerla: una volta che la si possiede rende candide tutte le anime anche quelle più nere.

L’imperativo della legge morale: conviene fare ciò che è giusto, si è miseramente tramutato in è giusto fare ciò che conviene!

Da una trentina d’anni in qua, in tutte le parti del mondo gli stipendi dei dirigenti di azienda sono aumentati in una maniera vertiginosa passando da qualche centinaio di milioni di lire a milioni di euro. Se ricordate bene un amministratore delegato di una azienda di medie dimensioni aveva di che condurre una esistenza agiata e poteva vivere tranquillamente con lo stipendio che percepiva.

Oggi chi ricopre quegli incarichi fa davvero fortuna!

Cesare Romiti allora amministratore delegato del Gruppo Fiat, guadagnava circa un miliardo di lire annui; oggi Sergio Marchionne che ne ricopre la stessa carica, guadagna dieci volte tanto con in più tutta una serie di bonus se a fine anno raggiunge certi traguardi. Bonus che possono essere sia in denaro che in azioni del gruppo per cui lavora. Per esempio nel 2014 l’amministratore delegato ha ricevuto 24,7 milioni per aver portato a termine con successo la fusione con la Chrysler. In più gli sono stati riconosciuti 12 milioni di bonus una tantum da incassare quando lascerà il gruppo e un pacchetto di azioni che ai corsi attuali vale circa 23 milioni.[3]

Negli anni novanta Michel Bon PDG[4] di Telecom France guadagnava l’equivalente di 120.000 euro annui, oggi un manager di una grande industria francese riporta a casa una media di 4 milioni di euro l’anno: 250 volte di più lo Smic (Salario medio interprofessionale di crescita).

Negli Stati Uniti i CEO guadagnano mediamente 400 volte di più dei loro impiegati di base: in un solo giorno prendono più di quello che gli impiegati incassano in un anno intero.

Il reddito di un CEO è sempre più rappresentativo di uno status, piuttosto che essere legato ai risultati che esso ottiene.

Il CEO della banca Goldman Sachs banca d’affari tra le più potenti e chiacchierate del mondo, nel 2008 anno dell’inizio della grande crisi recessiva mondiale, ha guadagnato ben 60 milioni di dollari.

Anche la politica non poteva non essere contaminata dal culto del denaro.

I dittatori sono sempre sotto i riflettori: dopo il 1980 arricchirsi in maniera rapida e restare al poter con qualsiasi mezzo sembra essere diventato il passatempo preferito dei despoti.

Facciamo qualche esempio: l’ammontare della fortuna di Gheddafi era stimata intorno ai 25 miliardi di dollari cioè uguale a quella in mano a Bill Gates il patron della Microsoft.

In Gabon la famiglia Bongo ha sottratto dalle casse di uno stato certo non ricchissimo, ben 5 miliardi di euro in soli sette anni.

Il presidente siriano Bachar Assad, la sua famiglia ed il suo entourage hanno accumulato una fortuna stimata intorno a qualche miliardo di dollari.

In Iran persino i Guardiani della Rivoluzione truppe di élite della repubblica islamica, sono in grado di amministrare in maniera autonoma, parecchi miliardi di dollari. E questo in presenza di una forte restrizione delle attività economiche iraniane dovute alle pesanti sanzioni comminate contro Teheran a causa del nucleare. La stessa cosa del resto fanno anche i generali algerini attingendo ai cospicui proventi della vendita di petrolio e gas naturale.

L’ingresso sulla scena dell’economia mondiale di paesi emergenti come l’India, il Brasile e soprattutto la Cina ha naturalmente mondializzato il fenomeno del denaro che è diventato un vero e proprio culto.

Questo approccio feticista con la ricchezza posta sugli altari come un dio, non fa altro che incrementare su tutto il pianeta le diseguaglianze e naturalmente crea fratture sempre più ampie in seno alle società.

I ricchi diventano sempre più ricchi i poveri sempre più poveri compressi verso il basso dall’accumulo di ricchezza esercitato dai primi.

La cosa peggiore è comunque il rovesciamento dei valori: un povero è diventato una nullità, un ricco un genio.

Un finanziere qualunque, arricchitosi senza per questo creare assolutamente valore di nessun genere, guarda dall’alto in basso un grande ricercatore, fosse pure un premio Nobel, ma con redditi modesti rispetto ai suoi.

 

Il denaro è diventata una cosa fine a se stessa

 

Non ci sono più eroi; soltanto ricchi!

Armstrong non è più uno sportivo è un marchio. Bernard Tapie[5] si è fatto ordinare indumenti per trecento milioni di euro da parte dello stato francese: bel colpo!

Come faceva rimarcare Jacques Séguéla il vecchio guru della pubblicità francese, con una frase diventata ormai tristemente nota:

“Se a cinquanta anni non si possiede un Rolex, quanto meno si è persa la nostra esistenza.”

Oppure quella pronunciata da Lord Mandelson, Ministro del gabinetto di Tony Blair:
“Non ho assolutamente niente contro le persone che sono ignobilmente ricche.”

La religione del re denaro rende i dirigenti politici ed i capitani d’impresa cinici, egoisti, ma soprattutto indifferenti ai drammi sociali, sanitari o economici che questo culto si porta appresso.

I dirigenti d’impresa si focalizzano soltanto sul raggiungimento del massimo profitto: è questa la missione che è stata loro affidata dagli azionisti di riferimento ed il loro proprio valore monetario di stipendio e di personale profitto dipendono solo da loro.

I danni collaterali di questa ricerca frenetica del lucro come lo stress ed il licenziamento degli operai, le delocalizzazioni massicce e selvagge, la sempre maggior compressione dei prezzi di acquisto dai propri fornitori, l’impoverimento dei clienti, i drammi ecologici o le emergenze sanitarie, sono considerati come fattori secondari.

Il denaro soffoca tutti gli altri valori diventando un tiranno spietato, un Kronos che divora i suoi figli.

Questi dirigenti non sono cattivi o malsani: essi si adeguano in maniera logica al sistema dei valori dominanti che è per loro necessario come l’aria che respirano.

Non esitano ad abusare della loro posizione dominante per esempio facendo abbassare i prezzi di acquisto di frutta e verdura al disotto dei prezzi di costo dei produttori. Oppure come ha fatto Walmart, catena di grandi magazzini americani, a spostare massicciamente ed in modo molto rapido gli acquisti di giocattoli, di strumenti e di materiali elettronici e tessili verso l’Asia.

In assoluta tranquillità d’animo si lanciano in vere e proprie massicce depredazioni ormai schiavi della legge ferrea del raggiungimento del profitto a brevissimo termine.

Non sono in grado di capire che se continueranno in questa dissennata politica che insiste a battere il tasto della sola produttività da raggiungersi ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, finiranno per indurre al suicidio i sottoposti che non riescono a tenere il ritmo da essi dettato. Le prime avvisaglie già si intravvedono.

Per esempio l’integerrimo presidente di una grande banca, non può comprendere che la sua ossessione per il raggiungimento ad ogni costo del profitto della sua divisione di credito al consumo, spinge ad un eccessivo grado di indebitamento milioni di famiglie che in conseguenza di ciò vengono ridotte in povertà. Esse non avranno più di che pagare le rate dei prestiti che finendo in sofferenze, danneggeranno lo stesso istituto fino a minacciarne il fallimento.

Oppure l’alto dirigente di un gruppo del settore petrolifero che rifiuta di prendere su di sé e sull’azienda la responsabilità dei danni causati di un grado maggiore di inquinamento causato dall’estrazione del greggio off shore: il carburante è necessario per la società, quindi avanti tutta!

Tutti costoro non sono altro che dei guardiani del campo di concentramento globale in cui è ridotta l’economia ed assolutamente non scrivono, o tanto meno contribuiscono a dettare le regole che rendono schiavi milioni di individui e di lavoratori.

L’assoluta priorità accordata al denaro trasforma uomini onesti in involontari kapò.

Sempre per creare profitto ad ogni costo, alcune imprese del settore farmaceutico hanno immesso sul mercato, appoggiandosi a servili ricercatori loro complici, alcuni prodotti senza alcun valore terapeutico, ma dagli effetti secondari assolutamente dannosi.

Pur di risparmiare ed aumentare il margine di profitto moltissime aziende licenziano o prepensionano operai o quadri con un notevole bagaglio di esperienza, senza tener conto del danno che causano un disastro sociale e gravissimi problemi a livello industriale.

La privazione di reddito crea di conseguenza una forte contrazione di mercato ed un abbassamento verticale delle vendite, quindi un danno tangibile sia alla produzione che allo sviluppo delle imprese. La cosa è talmente semplice che dovrebbe essere capita da tutti: ebbene si continua imperterriti sulla stessa linea di condotta.

Alla fine l’impresa avrà i magazzini pieni di merce e, pur di recuperare liquidità, sarà costretta a vendere sotto costo creando deflazione ed in ultima analisi uno stato di crisi economica generale dal quale è molto difficile poter uscire con mezzi ordinari.

Il profitto non è più il motore che spinge le imprese e che fa crescere la società producendo benessere e sviluppo, ma un Dio da servire, onorare ed adorare indipendentemente da tutto e da tutti.

Luciano Garofoli

Maurizio Blondet

 

Risultati immagini per penna calamaio

 ECOLOGIA E TURISMO

(nella foto un albatros morto per aver ingerito rifiuti di plastica trasportati dalle acque).

Un tempo era appannaggio di pochi intellettuali, di esploratori o di arditi avventurieri. Successivamente il fenomeno ha coinvolto, a partire dal Nord America, larghi strati della popolazione, contaminando pochi decenni dopo l'intero Occidente e finanche l'Oceania (Moretti, in Gamba & Martignitti, 1995). L'avvento della piccola borghesia e l'aumento delle disponibilità finanziarie facilita la necessità di crearsi un periodo di svago anche grazie alle ferie retribuite. Divenendo fenomeno di massa crea subito un grave impatto ambientale (diretto e indiretto con la costruzione di seconde case, residence, ecc.). Se nella fase iniziale le località prese d'assalto erano relegate in zone non molto distanti da dove si viveva, successivamente, grazie al potenziamento dei mezzi di trasporto e all'organizzazione dei viaggi, un numero crescente di persone si sposta in ogni luogo del pianeta, attratti dai richiami, culturali, naturalistici, ricreativi (Moretti, in Gamba & Martignitti, 1995). Anche le zone del Terzo Mondo subiscono l'invasione e la conseguente costruzione irrazionale e selvaggia delle strutture di ricezione. Da un fenomeno locale e relativamente ristretto, si è passato ad uno ampio e di massa per approdare ancora oltre con il turismo internazionale. Per contrapporsi al dilagare del turismo consumistico, nasce il cosiddetto "ecoturismo": il viaggio a misura di natura (sic!). Regole di base sono: fine educativo, non alterazione degli habitat frequentati, introito economico per le popolazioni locali in alternativa ad attività di sfruttamento della natura. Ma l'ecoturismo ha in sé il germe della distruzione ambientale: la massa. Divenuto infatti fenomeno di massa, rappresenta paradossalmente un pericolo preoccupante per gli habitat naturali. Milioni di "ecoturisti" che solcano i sentieri delle Alpi, dei parchi nazionali e delle riserve; orde barbare che setacciano le foreste tropicali, le vette nepalesi o le coste australiane. Il turismo "verde", proprio per immergersi nei luoghi più belli, prende spesso a riferimento le aree protette causando in quei luoghi un impatto estremamente negativo. L'ecoturismo allora assume, come il turismo classico, una forma devastante e incontrollabile. Scrisse J. Muir (1995) con grande profondità di spirito: "Pare strano che i turisti in visita a Yosemite siano così poco commossi da tanta inusitata grandiosità, quasi avessero gli occhi bendati e le orecchie tappate. La maggior parte di quelli che ho incontrato ieri guardavano come chi è del tutto inconsapevole di ciò che gli accade intorno, mentre le rocce stesse nella loro sublime bellezza fremevano agli accenti della possente congregazione di acque sonanti che scendono dai monti e qui si raccolgono con musiche che potrebbero cavare gli angeli dal paradiso". Allo stato attuale delle cose, il turismo di massa rappresenta una delle forme a maggior impatto ambientale (si pensi, per esempio, alla pratica dello sci). E' una pura illusione credere di poterlo contenere entro certi limiti. Il turismo una volta esploso è inarrestabile e si comporta come un cancro. Avviene dunque la prostituzione della natura "venduta" al turismo "ecocompatibile" con la scusa che ciò è il prezzo da pagare per "tutelare" un luogo (il mercato dell'ecologia). Ma ci chiediamo: da chi lo tuteliamo se lo vendiamo ad attività che essendo di massa compatibili non sono affatto? "Solamente l'andare da soli, nel silenzio, senza bagaglio, permette di entrare davvero nella natura selvaggia. Tutti gli altri viaggi non sono che polvere, hotel, valigie e chiacchiere" (J. Muir). Queste profonde e semplici parole di J. Muir ci ricordano quali potrebbero essere le qualità di un turismo e di un turista oculato: la discrezione, la spiritualità, la semplicità, il senso del luogo, la riflessione. Se a queste qualità individuali sommiamo il non addomesticamento dei luoghi inevitabilmente si determinerà una bassissima densità di visitatori ed una altissima qualità del "viaggio". Tra l'altro, occorre ricordare, ciò che non è espressamente favorito e pubblicizzato non causa fenomeni di massa. Aldo Leopold comprese subito il grande pericolo del turismo di massa e dello sviluppo tecnologico quando scrisse (1949-1997) che: "Lo svago divenne un problema preciso ai tempi del primo dei Roosvelt, quando le linee ferroviarie, che avevano escluso la campagna dalla città, cominciarono a trasportare masse di cittadini nelle campagne. Ci si accorse che più gente ci andava più piccola diventava la possibilità individuale di godere di pace, solitudine, natura e bei panorami, e sempre più lungo il tragitto necessario. L'automobile ha esteso questa spiacevole situazione, in precedenza di lieve entità e a carattere locale, fino ai limiti estremi delle strade praticabili, rendendo scarso qualcosa che prima abbondava. Ma questo qualcosa si deve comunque trovare, e allora, come ioni proiettati dal sole, i turisti della domenica si irradiano da ogni città, generando calore e attrito ogni fine settimana. L'industria del turismo fornisce vitto e alloggio per attrarre sempre più ioni, sempre più in fretta e sempre più lontano..... Le imprese costruiscono strade nell'entroterra, quindi acquistano altre terre per assorbire il flusso vacanziero, accelerato dalle strade appena costruite. L'industria dell'accessorio spiana la strada verso la natura vergine; la conoscenza dei boschi diventa l'arte di usare tutti i vari arnesi disponibili........ per chi cerca qualcosa di più, questo genere di svago all'aria aperta è diventato un processo autodistruttivo, in cui si cerca senza mai veramente trovare alcunché: una delle grandi frustrazioni della società meccanizzata". 

 Risultati immagini per penna calamaio

SVILUPPO SPIRITUALE E DISTURBI NEUROPSICHICI

Lo sviluppo spirituale dell'uomo è un'avventura lunga e ardua, un viaggio attraverso strani paesi, pieni di meraviglie, ma anche di difficoltà e di pericoli. Esso implica una radicale purificazione e trasmutazione, il risveglio di una serie di facoltà prima inattive, l'elevazione della coscienza a livelli prima non toccati, il suo espandersi lungo una nuova dimensione interna.

Non dobbiamo meravigliarci perciò che un cambiamento così grande si svolga attraverso vari stadi critici, non di rado accompagnati da disturbi neuropsichici e anche fisici (psicosomatici).

Questi disturbi, mentre possono apparire all'osservazione clinica ordinaria uguali a quelli prodotti da altre cause, in realtà hanno significato e valore del tutto diverso e devono venir curati in modo ben differente.

Attualmente poi i disturbi prodotti da cause spirituali vanno divenendo sempre più frequenti, poiché il numero di persone che, consciamente o inconsciamente, sono assillate da esigenze spirituali va divenendo sempre maggiore.

Inoltre, a causa della maggiore complessità dell'uomo moderno e particolarmente degli ostacoli creati dalla sua mente critica, lo sviluppo spirituale è divenuto un processo interiore più difficile e complicato.

Per questa ragione è opportuno dare uno sguardo generale ai disturbi nervosi e psichici che insorgono nei vari stadi dello sviluppo spirituale, e offrire qualche indicazione riguardo ai modi più adatti ed efficaci per curarli.

Nel processo di realizzazione spirituale si possono osservare 5 stadi critici:

I. Le crisi che precedono il risveglio spirituale;

II. Le crisi prodotte dal risveglio spirituale;

III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale

IV. Le fasi del processo di trasmutazione;

V. La "notte oscura dell'anima".

I. Crisi che precedono lo sviluppo spirituale

Per ben comprendere il significato delle singolari esperienze interiori che sogliono precedere il risveglio dell'anima, occorre ricordare alcune caratteristiche psicologiche dell'uomo ordinario.

Questi, più che vivere, si può dire che si lasci vivere.

Egli prende la vita come viene; non si pone il problema del suo significato, del suo valore, dei suoi fini. Se è volgare, si occupa solo di appagare i propri desideri personali: di procurarsi i vari godimenti dei sensi, di diventare ricco, di soddisfare la propria ambizione. Se è d'animo più elevato, subordina le proprie soddisfazioni personali all'adempimento dei doveri familiari e civili che gli sono stati inculcati, senza preoccuparsi di sapere su quali basi si fondino quei doveri, quale sia la loro vera gerarchia, ecc. Egli può anche dichiararsi 'religioso' e credere in Dio, ma la sua religione è esteriore e convenzionale, ed egli si sente 'a posto' quando ha obbedito alle prescrizioni formali della sua chiesa e partecipato ai vari riti.

Insomma l'uomo comune crede implicitamente alla realtà assoluta della vita ordinaria ed è attaccato tenacemente ai beni terreni, ai quali attribuisce un valore positivo; egli considera così, in pratica, la vita ordinaria fine a se stessa, e anche se crede a un paradiso futuro, tale sua credenza è del tutto teorica e accademica, come appare dal fatto, spesso confessato con comica ingenuità, che desidera di andarci... il più tardi possibile.

Ma può avvenire – e in realtà avviene in alcuni casi – che quest' "uomo ordinario" venga sorpreso e turbato da un improvviso mutamento nella sua vita interiore.

Talvolta in seguito a una serie di delusioni; non di rado dopo una forte scossa morale, come la perdita di una persona cara; ma talvolta senza alcuna causa apparente, in mezzo al pieno benessere e favore della fortuna (come avvenne a Tolstoj) insorge una vaga inquietudine, un senso di insoddisfazione, di mancanza; ma non la mancanza di qualcosa di concreto, bensì di alcunché di vago, di sfuggente, che egli non sa definire.

A poco a poco si aggiunge un senso di irrealtà, di vanità della vita ordinaria: tutti gli interessi personali, che prima tanto occupavano e preoccupavano, si 'scoloriscono', per così dire, perdendo la loro importanza e il loro valore. Nuovi problemi si affacciano; la persona comincia a chiedersi il senso della vita, il perché di tante cose che prima accettava naturalmente: il perché della sofferenza propria e altrui; la giustificazione di tante disparità di fortuna; l'origine dell'esistenza umana; il suo fine.

Qui cominciano le incomprensioni e gli errori: molti, non comprendendo il significato di questi nuovi stati d'animo, li considerano ubbie, fantasie anormali; soffrendone (poiché sono molto penosi), li combattono in ogni modo; temendo di 'perdere la testa', si sforzano di riattaccarsi alla realtà ordinaria che minaccia di sfuggir loro; anzi talvolta, per reazione, vi si gettano con maggior foga, perdutamente, cercando nuove occupazioni, nuovi stimoli, nuove sensazioni. Con questi ed altri mezzi essi riescono talora a soffocare l'inquietudine, ma non possono quasi mai distruggerla completamente: essa continua a covare nel profondo dei loro essere, a minare le basi della loro esistenza ordinaria e può, anche dopo anni, prorompere di nuovo più intensa. Lo stato di agitazione diventa sempre più penoso, il vuoto interiore più intollerabile; la persona si sente annientata: tutto ciò che formava la sua vita le sembra un sogno, sparisce come una larva, mentre la nuova luce non è ancora sorta; anzi generalmente la persona ne ignora perfino l'esistenza o non crede alla possibilità di ottenerla.

Spesso a questo tormento generale si aggiunge una crisi morale più definita; la coscienza etica si risveglia e si acuisce, la persona è assalita da un grave senso di colpa, di rimorso per il male commesso, si giudica severamente ed è colta da un profondo scoraggiamento.

A questo punto sogliono presentarsi quasi sempre idee e impulsi di suicidio. Alla persona sembra che l'annientamento fisico sia la sola logica conseguenza del crollo e dei dissolvimento interiore.

Dobbiamo far notare che questo è solo uno schema generico di tali esperienze e del loro svolgimento. In realtà vi sono numerose differenze individuali: alcuni non giungono allo stadio più acuto; altri vi arrivano quasi a un tratto, senza il graduale passaggio accennato; in alcuni prevalgono la ricerca e i dubbi filosofici; in altri la crisi morale è in prima linea.

Queste manifestazioni della crisi spirituale sono simili ad alcuni dei sintomi delle malattie dette nevrastenia e psicastenia. Uno dei caratteri di questa è appunto la 'perdita della funzione del reale', come la chiama Pierre janet, e un altro è la 'spersonalizzazione'. La somiglianza è accresciuta dal fatto che il travaglio della crisi produce spesso anche dei sintomi fisici, quali esaurimento, tensione nervosa, depressione, insonnia, e svariati disturbi digestivi, circolatori, ecc.

II. Crisi prodotte dal risveglio spirituale.

L'aprirsi della comunicazione fra la personalità e l'anima, i fiotti di luce, di gioia e di energia che l'accompagnano, producono spesso una mirabile liberazione. 1 conflitti interni, le sofferenze e i disturbi nervosi e fisici spariscono, spesso con una rapidità sorprendente, confermando così che quei disturbi non erano dovuti a cause materiali, ma erano la diretta conseguenza del travaglio psico-spirituale. In questi casi il risveglio spirituale costituisce una vera e propria cura.

Ma il risveglio non si svolge sempre in modo così semplice ed armonico, bensì può essere a sua volta causa di complicazioni, disturbi e squilibri. Questo avviene in coloro la cui mente non è ben salda, o nei quali le emozioni sono esuberanti e non dominate, oppure il sistema nervoso troppo sensibile e delicato, o ancora quando l'afflusso di energia spirituale è travolgente per la sua subitaneità e violenza.

Quando la mente è troppo debole e impreparata a sopportare la luce spirituale, oppure quando vi è tendenza alla presunzione e all'egocentrismo, l'evento interiore può venire male interpretato. Avviene, per così dire, una 'confusione di piani': la distinzione fra assoluto e relativo, fra spirito e personalità non è riconosciuta, e allora la forza spirituale può produrre un'esaltazione, una 'gonfiatura' dell'io personale.

Alcuni anni or sono ho avuto occasione di osservare al manicomio di Ancona un caso tipico di questo genere. Uno dei ricoverati, un simpatico vecchietto, affermava tranquillamente ma ostinatamente... di essere Dio. Intorno a questa sua convinzione egli aveva fabbricato una serie delle più fantastiche idee deliranti; di schiere celesti ai suoi comandi, di grandi cose da lui compiute, ecc. Ma, a parte questo, egli era la persona più buona, gentile e

premurosa che si possa immaginare, sempre pronta a render servizi ai medici e ai malati. La sua mente era così chiara e attenta e i suoi atti così accurati, che era stato fatto assistente del farmacista, il quale gli affidava le chiavi della farmacia e la preparazione di medicine. Questo non diede mai luogo ad alcun inconveniente, all'infuori della sparizione di un po' di zucchero che egli sottraeva per far con esso cosa gradita ad alcuni dei ricoverati.

Dal punto di vista medico ordinario il nostro malato verrebbe considerato come un semplice caso di delirio di grandezza, una forma paranoide; ma in realtà queste non sono che etichette puramente descrittive o di classificazione clinica, e la psichiatria ordinaria nulla sa dirci di certo sulla vera natura e sulle cause di questi disturbi. Mi sembra quindi sia lecito ricercare se non vi possa essere un'interpretazione psicologica più profonda delle idee di quel malato. E' noto come la percezione interiore della realtà dello Spirito e della sua intima compenetrazione con l'anima umana dà a colui che la prova un senso di grandezza e di allargamento interiore, la convinzione di partecipare in qualche modo alla natura divina.

Nelle tradizioni religiose e nelle dottrine spirituali d'ogni tempo se ne possono trovare numerose attestazioni e conferme, espresse non di rado in forma assai audace.

Nella Bibbia troviamo la frase esplicita e recisa: «Non sapete che siete Dei? " E sant'Agostino dice: "Quando l'anima ama qualcosa, diventa a essa simile; se ama le cose terrene, diventa terrena; ma se ama Dio (si potrebbe chiedere) diventa essa Dio?"

L'espressione più estrema della identità di natura fra lo spirito umano nella sua pura e reale essenza e lo Spirito Supremo è contenuta nell'insegnamento centrale della filosofia Vedanta: Tat twam asi (Tu sei Quello) e Aham evam param Brahman (In verità io sono il Supremo Brahman).

Comunque si voglia concepire questo rapporto fra lo spirito individuale e quello universale, sia che lo si consideri come un'identità 0 come una somiglianza, una partecipazione, una unione, bisogna riconoscere in modo ben chiaro, e tener sempre presente in teoria e in pratica, la grande differenza che esiste fra lo spirito individuale nella sua natura essenziale – quello che è stato chiamato il 'fondo' o il «centro o apice» dell'anima, l'Io superiore, il Sé reale – e la piccola personalità ordinaria, il piccolo io di cui siamo abitualmente consapevoli

Il non riconoscere tale distinzione porta a conseguenze assurde e pericolose. Questo ci dà la chiave per comprendere lo squilibrio mentale del malato di cui ho fatto cenno, e altre forme meno estreme di autoesaltazione e di autogonfiatura. L'errore funesto di tutti coloro che cadono in preda a tali illusioni è quello di attribuire al proprio io personale non rigenerato le qualità e i poteri dello Spirito. In termini filosofici si tratta di una confusione fra realtà relativa e Realtà assoluta, fra il piano personale e quello metafisico. Da questa interpretazione di certe idee di grandezza si possono trarre anche utili norme curative. Essa ci mostra come il cercare di dimostrare al malato che egli ha torto, che le sue idee sono dei tutto assurde o il deriderle, non serve a nulla; anzi non fa che inasprirlo. Invece è opportuno riconoscere con lui l'elemento di vero che c'è nelle sue affermazioni e poi cercar pazientemente di fargli comprendere la distinzione suaccennata.

In altri casi l'improvvisa illuminazione interna prodotta dal risveglio dell'anima determina invece un'esaltazione emotiva, che si esprime in modo clamoroso e disordinato: con grida, pianto, canti e agitazioni motorie varie.

Coloro poi che sono di tipo attivo, dinamico, combattivo, possono venir spinti dall'eccitazione del risveglio ad assumere la parte del profeta o del riformatore, formando movimenti e sette caratterizzati da un eccessivo fanatismo e proselitismo.

In certe anime nobili, ma troppo rigide ed eccessive, la rivelazione dell'elemento trascendente e divino del proprio spirito suscita un'esigenza di adeguazione completa e immediata a quella perfezione. Ma in realtà tale adeguazione non può essere semmai che il termine di una lunga e graduale opera di trasformazione e di rigenerazione della personalità; quindi quell'esigenza non può che esser vana e provocare reazioni di depressione e di disperazione autodistruttive.

In alcune persone, a ciò predisposte, il 'risveglio' si accompagna con manifestazioni psichiche paranormali di vario genere. Esse hanno visioni, generalmente di esseri elevati o angelici, oppure odono delle voci, o si sentono spinte a scrivere automaticamente. Il valore dei messaggi così ricevuti è assai diverso da caso a caso; perciò occorre che essi vengano sempre esaminati e vagliati obiettivamente, senza prevenzioni, ma anche senza lasciarsi imporre dal modo con cui sono pervenuti, né dalla presunta autorità di chi asserisca esserne l'autore. E' opportuno diffidare soprattutto dei messaggi che contengono ordini precisi e richiedono obbedienza cieca, e di quelli che tendono a esaltare la personalità del ricevente. I veri istruttori spirituali non usano mai tali metodi.

Prescindendo poi dall'autenticità e dal valore intrinseco di quei messaggi, sta il fatto che essi sono pericolosi perché possono facilmente turbare, anche in modo grave, l'equilibrio emotivo e mentale.

III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale.

Queste reazioni si producono generalmente dopo un certo tempo.

Come abbiamo accennato, un risveglio spirituale armonico suscita un senso di gioia, e una illuminazione della mente che fa percepire il significato e lo scopo della vita, scaccia molti dubbi, offre la soluzione di molti problemi e dà un senso di sicurezza interiore. A questo si accompagna un vivido senso dell'unità, della bellezza, della santità della vita, e dall'anima risvegliata s'effonde un'onda di amore verso le altre anime e tutte le creature.

Invero non vi è nulla di più lieto e confortante dei contatto con uno di questi 'risvegliati' che si trovi in un tal 'stato di grazia'. La sua personalità di prima, coi suoi angoli acuti e coi suoi elementi sgradevoli, sembra sparita e una nuova persona, simpatica e piena di simpatia, sorride a noi e al mondo intero, tutta desiderosa di dar piacere, di rendersi utile, di condividere con gli altri le sue nuove ricchezze spirituali di cui non sa contenere in sé la sovrabbondanza.

Questo stato gioioso dura più o meno a lungo, ma è destinato a cessare. La personalità ordinaria, coi suoi elementi inferiori, era stata solo temporaneamente sopraffatta e addormentata, non uccisa o trasformata. Inoltre l'afflusso di luce e di amore spirituale è ritmico e ciclico come tutto quanto avviene nell'universo; esso quindi prima o poi diminuisce o cessa: il flusso è seguito dal riflusso.

Questa esperienza interna è penosissima, e in alcuni casi produce reazioni violente e seri disturbi. Le tendenze inferiori si risvegliano e si riaffermano con forza rinnovata; tutti gli scogli, i detriti, i rifiuti, che erano stati ricoperti dall'alta marea, ricompaiono di nuovo.

La persona, la cui coscienza morale si è fatta, in seguito al risveglio, più raffinata ed esigente, la cui sete di perfezione è divenuta più intensa, si giudica con maggior severità, si condanna con maggior rigore e può credere, erroneamente, di esser caduta più in basso di prima. A ciò può essere indotta anche dal fatto che talvolta certe tendenze e impulsi inferiori, che erano rimasti latenti nell'inconscio, vengono risvegliati e stimolati a una violenta opposizione dalle nuove alte aspirazioni spirituali, che sono per essi una sfida e una minaccia.

Talvolta la reazione va così oltre, che la persona giunge fino a negare il valore e la realtà della propria recente esperienza interiore. Dubbi e critiche sorgono nella sua mente ed essa è tentata di considerare tutto ciò che è avvenuto come un'illusione, una fantasia, una 'montatura sentimentale'. Essa diviene amara e sarcastica; deride se stessa e gli altri e vorrebbe rinnegare i propri ideali e le proprie aspirazioni spirituali. Eppure, per quanto si sforzi di farlo, essa non può ritornare nello stato di prima: ha avuto la visione e il fascino della sua bellezza resta in lei, non può esser dimenticato. Essa non può più adattarsi a viver soltanto la piccola vita comune; una divina nostalgia la assilla e non le dà requie. Talvolta la reazione assume caratteri nettamente morbosi: insorgono accessi di disperazione e tentazioni di suicidio.

La cura di tali reazioni eccessive consiste soprattutto nell'impartire una chiara comprensione della loro natura e nell'indicare qual è il solo modo nel quale si possono superare. Si deve far capire a chi ne soffre che lo 'stato di grazia' non poteva durare per sempre, che la reazione era naturale e inevitabile. È come se egli avesse fatto un volo superbo fin presso alle vette illuminate dal sole, ammirando il vasto paesaggio che si stende fino all'orizzonte; ma ogni volo prima o poi deve finire: si viene riportati alla pianura, e si deve poi ascendere lentamente, passo a passo, il ripido pendio che conduce alla stabile conquista delle cime. Il riconoscimento che questa discesa o 'caduta' è un evento naturale, al quale tutti siamo sottoposti, conforta e solleva il pellegrino e lo incoraggia ad accingersi animosamente all'ascesa.

IV. Le fasi del processo di trasmutazione.

L'ascesa di cui abbiamo fatto cenno consiste in realtà nella trasmutazione e rigenerazione della personalità. Un procedimento lungo e complesso, che è composto di fasi di purificazione attiva per rimuovere gli ostacoli all'afflusso e all'azione delle forze spirituali; fasi di sviluppo delle facoltà interiori che erano rimaste latenti o troppo deboli; fasi nelle quali la personalità deve restare ferma e docile, lasciandosi 'lavorare' dallo Spirito e sopportando con coraggio e pazienza le inevitabili sofferenze. Un periodo pieno di cambiamenti, di alternative fra luce e tenebra, fra gioia e dolore.

Le energie e l'attenzione di chi vi si trova sono spesso tanto assorbite dal travaglio che gli riescedifficile far fronte alle varie esigenze della sua vita personale.

Perciò chi l'osservi superficialmente e lo giudichi dal punto di vista della normalità e dell'efficienza pratica, trova che è peggiorato e vale meno di prima. Perciò al suo travaglio interiore si aggiungono spesso giudizi incomprensivi e ingiusti da parte di persone di famiglia, di amici e anche di medici, e non gli vengono risparmiate osservazioni pungenti sui 'bei risultati' delle aspirazioni e degli ideali spirituali, che lo rendono debole e inefficiente nella vita pratica. Questi giudizi riescono spesso assai penosi a chi ne è oggetto, che può talvolta venirne turbato e cadere in preda ai dubbi e allo scoraggiamento.

Pure questa è una delle prove che devono essere superate. Essa insegna a vincere la sensibilità personale, ad acquistare indipendenza di giudizio e fermezza di condotta. Perciò tale prova dovrebbe venir accolta senza ribellione, anzi con serenità. D'altra parte se coloro che circondano la persona sottoposta alla prova comprendono il suo stato, possono esserle di grande aiuto ed evitarle molti contrasti e sofferenze non necessarie.

In realtà si tratta di un periodo di transizione: un uscire da un vecchio stadio senza aver raggiunto il nuovo. t una condizione simile a quella del verme che sta subendo il processo di trasformazione che lo farà diventare un'alata farfalla: esso deve passare per lo stato di crisalide, che è una condizione di disintegrazione e impotenza.

Ma all'uomo in generale non viene elargíto il privilegio che ha il verme di svolgere quella trasmutazione protetto e raccolto in un bozzolo.

Egli deve, soprattutto oggi, restare al suo posto nella vita e continuare ad assolvere quanto meglio può i propri doveri famigliari, professionali e sociali, come se non stesse avvenendo nulla in lui. L'arduo problema che deve risolvere è simile a quello degli ingegneri inglesi, che dovettero trasformare e ampliare una grande stazione ferroviaria di Londra, senza interrompere il traffico neppur per un'ora.

Non dobbiamo certo meravigliarci se un'opera così complessa e faticosa è talvolta causa di disturbi nervosi e psichici, ad esempio esaurimento nervoso, insonnia, depressione, irritabilità, irrequietezza. E questi disturbi, dato il forte influsso della psiche sul corpo, possono a foro volta facilmente produrre svariati sintomi fisici.

Nel curare tali casi occorre comprenderne la vera causa, e aiutare il malato con una sapiente e opportuna azione psicoterapica, poiché le cure fisiche e medicamentose possono aiutare ad attenuare i sintomi e i disturbi fisici, ma evidentemente non possono agire sulle cause psico-spirituali del male.

Talvolta i disturbi sono prodotti o aggravati dagli eccessivi sforzi personali che fa l'aspirante alla vita spirituale per forzare il proprio sviluppo interno, sforzi che producono una repressione anziché la trasformazione degli elementi inferiori, e una estrema intensificazione della lotta, con una corrispondente eccessiva tensione nervosa e psichica. Questi aspiranti troppo impetuosi devono rendersi conto che la parte essenziale dei lavoro di rigenerazione è fatta dallo spirito e dalle sue energie, e che quando essi hanno cercato di attirare quelle energie col loro fervore, le loro meditazioni, il loro retto atteggiamento interno, quando hanno cercato di eliminare tutto quello che può ostacolare l'azione dello spirito, devono attendere con pazienza e con fede che quell'azione si svolga spontaneamente nella loro anima.

Una difficoltà diversa in un certo senso opposta, deve essere superata nei periodi nei quali l'afflusso di forza spirituale è ampio e abbondante. Quella forza preziosa può venir facilmente sperperata in effervescenza emotiva e in attività febbrili ed eccessive. In altri casi invece essa è tenuta troppo a freno, non viene sufficientemente tradotta in vita e utilizzata, di modo che si accumula sempre più e con la sua forte tensione può produrre disturbi e logorii interiori, come una corrente elettrica troppo forte può fondere le valvole e anche produrre dei corti circuiti.

Occorre quindi apprendere a regolare opportunamente e saggiamente il flusso delle energie spirituali, evitandone la dispersione, ma usandole attivamente in nobili e feconde opere interne ed esterne.

V. La 'notte oscura dell'anima'.

Quando il processo di trasformazione psico-spirituale raggiunge il suo stadio finale e decisivo, esso produce talvolta un'intensa sofferenza e un'oscurità interiore che è stata chiamata dai mistici cristiani 'notte oscura dell'anima'. I suoi caratteri la fanno rassomigliare molto alla malattia chiamata 'psicosi depressiva' o melanconia. Tali caratteri sono: uno stato emotivo d'intensa depressione, che può giungere fino alla disperazione; un senso acuto della propria indegnità; una forte tendenza all'autocritica e all'autocondanna, che in alcuni casi giunge fino alla convinzione di esser perduti o dannati; un senso penoso di impotenza mentale; l'indebolimento della volontà e dell'autodominio; un disgusto e una grande difficoltà ad agire.

Alcuni di questi sintomi possono presentarsi in forma meno intensa anche negli stadi precedenti, ma allora non si tratta della vera 'notte oscura dell'anima'.

Questa strana e terribile esperienza non è, malgrado le apparenze, uno stato patologico; essa ha cause spirituali e un grande valore spirituale (Vedi san Giovanni della Croce, La notte oscura dell'anima e E. Underhill - Mysticism – New York, 1961).

A questa, che è stata anche chiamata la 'crocefissione mistica' o morte mistica', segue la gloriosa resurrezione spirituale che pone fine a ogni sofferenza e a ogni disturbo, dei quali è sovrabbondante compenso, e che costituisce la pienezza della salute spirituale.

Il tema da noi scelto ci ha obbligati a occuparci quasi esclusivamente dei lati più penosi e anormali dello sviluppo interiore, ma non vorremmo certo dar l'impressione che coloro che seguono la via dell'ascesa spirituale siano colpiti da disturbi nervosi più facilmente degli uomini ordinari. L opportuno perciò mettere bene in chiaro i punti seguenti:

1) In molti casi lo sviluppo spirituale si svolge in un modo più graduale e armonico di quello che è stato descritto, di guisa che le difficoltà vengono superate e i diversi stadi passati senza reazioni nervose e fisiche.

2) I disturbi nervosi e mentali degli uomini e delle donne 'ordinari' sono spesso più gravi, più difficili a sopportare e a curare di quelli prodotti da cause spirituali. 1 disturbi degli uomini ordinari sono spesso prodotti da conflitti violenti fra le passioni, o fra gli impulsi inconsci e la personalità cosciente; o dalla ribellione contro condizioni o contro persone che sono in contrasto coi loro desideri e le loro esigenze egoistiche. Noti di rado è più difficile curarli, perché gli aspetti superiori sono troppo deboli. e vi è poco a cui fare appello per indurli a fare i sacrifici necessari e a sottomettersi alla disciplina occorrente per produrre gli assestamenti l'armonia che possono render loro la salute.

3) Le sofferenze e i disturbi di coloro che percorrono la via spirituale, per quanto possano talora essere gravi, sono in realtà solo reazioni temporanee e per così dire le scorie di un processo organico di crescita e di rigenerazione interna. Perciò essi spariscono spesso spontaneamente quando la crisi che li aveva prodotti si risolve, o cedono più facilmente a una cura adatta.

4) Le sofferenze prodotte dalle basse maree e dai riflussi dell'onda spirituale sono ampiamente compensate dalle fasi di afflusso e di elevazione, e dalla fede nel grande scopo e nell'alta mèta dell'avventura interiore.

Questa visione di gloria costituisce un ispirazione potente, un conforto infallibile, una sorgente inesauribile di forza e di coraggio. Noi dovremmo quindi rievocare tale visione nel modo più vivido e il più spesso possibile, e uno dei più grandi benefici che possiamo arrecare a chi è tormentato da crisi e conflitti spirituali è di aiutarlo a fare altrettanto.

Cerchiamo di immaginare vividamente la gloria e la beatitudine dell'anima vittoriosa e liberata che partecipa coscientemente alla saggezza, alla potenza, all'amore della Vita Divina. Immaginiamo con visione ancor più larga la gloria del Regno di Dio realizzato sulla terra, la visione di una umanità redenta, dell'intera creazione rigenerata e manifestante con gioia le perfezioni di Dio.

Sono visioni di tal genere che hanno reso capaci i grandi mistici e santi di sopportare sorridendo i loro tormenti interiori e il loro martirio fisico, che hanno fatto dire a san Francesco: "Tanto è il bene che m'aspetto che ogni pena mi è diletto!".

Ma ora dobbiamo scendere da queste altezze e ritornare un istante nella valle ove le anime sono in travaglio.

Considerando la questione dal punto di vista più strettamente medico e psicologico, occorre rendersi ben conto che – come abbiamo accennato – mentre i disturbi che accompagnano le varie crisi dello sviluppo spirituale appaiono a un primo esame molto simili, e talvolta identici, a quelli dei malati ordinari in realtà le loro cause e il loro significato sono molto differenti, anzi in un certo senso opposti; quindi la cura deve essere corrispondentemente diversa. I sintomi neuro-psichici dei malati ordinari hanno generalmente un carattere regressivo.

Quei malati non sono stati capaci di compiere i necessari assestamenti interni ed esterni che fari parte del normale sviluppo della personalità. Per esempio, essi non sono riusciti a liberarsi dall'attaccamento emotivo ai genitori e restano quindi in uno stato di dipendenza infantile da essi o da chi, anche simbolicamente, li sostituisce.

Talvolta invece la loro incapacità o cattiva volontà a far fronte alle esigenze e alle difficoltà della normale vita familiare e sociale fari sì che essi, anche senza rendersene conto, cerchino rifugio in una malattia che li sottragga a quegli obblighi. In altri casi si tratta di un trauma emotivo: per esempio una delusione o una perdita che essi non sanno accettare e a cui reagiscono con una malattia.

In tutti questi casi si tratta di un conflitto fra la personalità cosciente e gli elementi inferiori che spesso operano nell'inconscio. con la parziale vittoria di questi ultimi.

Invece i mali prodotti dal travaglio dello sviluppo spirituale hanno un carattere nettamente progressivo. Essi dipendono dallo sforzo. di crescere, da una spinta verso l'alto; essi sono il risultato di conflitti e squilibri temporanei fra la personalità cosciente e le energie spirituali che irrompono dall'alto.

Da tutto ciò risulta evidente che la cura per i due tipi di malattie deve essere molto diversa.

Per il primo gruppo il compito terapeutico consiste nell'aiutare il inalato a raggiungere il livello dell'uomo 'normale', eliminando le repressioni e le inibizioni, le paure e gli attaccamenti, aiutandolo a passare dal suo eccessivo egocentrismo, dalle sue false valutazioni dalle sue concezioni deformate della realtà a una visione oggettiva e razionale della vita, all'accettazione dei suoi doveri e obblighi e a un giusto apprezzamento dei diritti degli altri. Gli elementi non ben sviluppati, non coordinati e contrastanti, devono venir armonizzati e integrati in una psico-sintesi personale.

Per i malati del secondo gruppo il compito curativo è invece quello di produrre un assestamento armonico, favorendo l'assimilazione e l'integrazione delle nuove energie spirituali con gli elementi normali preesistenti, cioè di compiere una psico-sintesi trans-personale intorno a un più alto centro interno.

E' chiaro quindi che la cura adatta per i malati del primo gruppo è insufficiente, anzi può essere anche dannosa, per un malato del secondo. Le sue difficoltà aumentano, anziché diminuire, se egli è nelle mani di un medico che non comprenda il suo travaglio, che ignori o neghi le possibilità dello sviluppo spirituale. Tale medico può svalutare o deridere le aspirazioni spirituali del malato, considerandole come vane fantasie o interpretandole in modo materialistico. Così il malato può venir da lui indotto a ritener di far bene cercando di indurire il guscio della propria personalità e rifiutandosi di dare ascolto agli insistenti appelli della sua anima. Ma questo può solo aggravare il suo stato, render più aspra la lotta, ritardare la soluzione.

Invece un medico che percorra egli pure la via spirituale, o che almeno abbia una chiara comprensione e un giusto apprezzamento della realtà e delle conquiste spirituali, può essere di grande aiuto a un malato di quel genere.

Se, come spesso è il caso, questi è ancora allo stadio dell'insoddisfazione, dell'irrequietezza e delle inconsce aspirazioni; se egli ha perduto ogni interesse per la vita ordinaria ma non ha ancora avuto un lume della Realtà Superiore; se egli cerca sollievo in direzioni sbagliate ed erra per vicoli ciechi, allora la rivelazione della vera causa del suo male e un aiuto efficace a trovare la vera soluzione possono facilitare e accelerare molto il risveglio dell'anima, che costituisce di per se stesso la parte principale della cura.

Quando una persona si trova al secondo stadio, quello nel quale si bea nella luce dello spirito e fa gioiosi voli verso le altezze super-coscienti, si può farle molto bene spiegandole la vera natura e funzione di quelle sue esperienze, preavvisandola che esse sono necessariamente temporanee e descrivendole le ulteriori vicissitudini del pellegrinaggio. Così quella persona è preparata quando sopraggiunge la reazione, e le viene in tal modo risparmiata quella parte non piccola di sofferenza, prodotta dalla sorpresa della 'caduta' e dai dubbi e dagli scoraggiamenti che ne conseguono.

Quando un tal preavviso non è stato dato e la cura viene iniziata durante la reazione depressiva, il malato può essere molto sollevato e aiutato dall'assicurazione, avvalorata da esempi, che si tratta di uno stato temporaneo dal quale uscirà sicuramente.

Nel quarto stadio, quello degli 'incidenti dell'ascesa', che è il più lungo e multiforme, l'opera di chi aiuta e corrispondentemente più complessa. I suoi aspetti principali sono:

1) Chiarire a colui che soffre il significato di quanto sta avvenendo in lui e indicargli il giusto atteggiamento da prendere;

2) Insegnargli come si può dominare le tendenze inferiori senza però reprimerle nell'inconscio;

3) Insegnargli, ed aiutarlo, a trasmutare e sublimare le proprie energie psichiche;

4) Aiutarlo a sostenere e far buon uso delle energie spirituali che affluiscono nella sua coscienza;

5) Guidarlo, e cooperare con lui, nel lavoro di ricostruzione della sua personalità, di psico-sintesi.

Nello stadio della 'notte oscura dell'anima' è assai difficile prestare aiuto, perché chi vi si trova è avvolto in una nube così densa, è tanto immerso nella sua sofferenza che la luce dello spirito non giunge alla sua coscienza. L'unico modo di dare forza e sostegno è il ripetere instancabilmente l'assicurazione che si tratta di una esperienza transitoria e non di uno stato permanente, come tende a credere chi vi si trova – ed è ciò che più gli dà disperazione. t bene inoltre assicurargli con energia che il suo tormento, per quanto terribile, ha un si grande valore spirituale e gli sarà apportatore di tanto bene che dopo arriverà a benedirlo; così egli viene aiutato a sopportarlo e ad accettarlo con calma, rassegnazione e con forte pazienza.

Riteniamo opportuno accennare che queste cure psicologiche e spirituali non escludono l'uso sussidiario di mezzi fisici, che possono alleviare i sintomi e concorrere al buon esito della cura. Tali sussidi saranno soprattutto quelli che coadiuvano all'opera sanatrice della natura, come un'alimentazione igienica, esercizi di rilasciamento, contatto con gli elementi naturali, un ritmo adatto delle varie attività fisiche e psichiche.

In alcuni casi la cura è resa più complicata dal fatto che vi è nel malato un misto di sintomi progressivi e di sintomi regressivi. Si tratta di casi di sviluppo interiore irregolare e disarmonico. Queste persone possono raggiungere alti livelli spirituali con una parte della loro personalità, ma essere d'altro lato schiave di attaccamenti infantili o sotto il dominio di 'complessi' inconsci. Si potrebbe anzi dire che, con un'analisi accurata, nella maggioranza di coloro che percorrono la via spirituale si trovano – come, si noti, in quasi tutti i così detti 'normali' – dei resti più o meno grandi di limitazioni di quel genere.

Resta però il fatto che, nella grande maggioranza dei casi, vi è una netta prevalenza o dei sintomi regressivi o di quelli progressivi.

Ma la possibilità che sintomi di entrambi i gruppi si trovino frammisti nello stesso malato deve esser sempre tenuta presente, e occorre che ogni disturbo venga accuratamente studiato e interpretato, per accertarne la vera causa e trovarne quindi la cura adatta.

Da tutto quanto abbiamo detto risulta chiaro che per curare in modo efficace e soddisfacente i disturbi nervosi e psichici che accompagnano lo sviluppo spirituale, occorre una duplice serie di conoscenze e di pratica: quella dei medico esperto di malattie nervose e di psicoterapia, e quella dei serio studioso o del pellegrino sulle vie dello Spirito.

Questa duplice competenza si trova attualmente di rado associata; ma dato il rapido crescere dei numero delle persone bisognose di simili cure, tutti coloro che siano in grado di farlo dovrebbero accingersi risolutamente a prepararsi per quell'opera di bene.

Tali cure poi sarebbero rese più facili se si potesse anche formare e assistenti opportunamente preparati, sì da saper cooperare intelligentemente.

Infine sarebbe molto utile che il pubblico in generale fosse informato dei fatti principali riguardanti le connessioni fra disturbi neuropsichici e crisi interiori, in modo che i familiari possano facilitare il compito dei malato e quello del medico, invece di complicarlo e ostacolarlo con l'ignoranza, i pregiudizi, e anche l'opposizione attiva, come purtroppo avviene assai spesso.

Quando questa triplice opera di preparazione sarà stata fatta presso i medici, le infermiere e il pubblico, una grande somma di sofferenze non necessarie verrà eliminata e molti pellegrini potranno raggiungere con meno lungo e meno aspro travaglio l'alta mèta che perseguono: l'unione con la Divina Realtà.

prof. Roberto Assagioli

(scritto e pubblicato nel 1933) da casa editrice astrolabio